La legnata della Norvegia, le parole di Sacchi, Gattuso e dei media

Un Europeo vinto non basta per dimenticare le batoste cocenti delle mancate qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018 e Qatar 2022. Anzi, quel trionfo in Inghilterra si è rivelato una sorta di tragico paradosso: ha creato una fugace speranza e una pericolosa illusione di normalità in un sistema profondamente malato. Si sente spesso dire che l’Italia “non ha giocatori”, un lamento superficiale che ignora come la Norvegia, per esempio, riesca a esprimersi ad alti livelli sfruttando campioni come Haaland e un solido progetto di squadra.

Il punto non è solo la presenza di singoli fuoriclasse. Nessuno sembra guardare veramente la Norvegia o, più in generale, le federazioni che prosperano. Il dibattito nostrano, ridotto a sterili scontri tra ex allenatori e dirigenti, non vale per un’Italia con una storia e una tradizione calcistica così importanti. La disfatta di San Siro è stata lo spettacolo lampante di qualcosa che a livello strutturale non funziona da tempo: l’allenatore, le formazioni, la motivazione dei giocatori, la tecnica individuale e, soprattutto, una deconcentrazione cronica sull’obiettivo finale.

Non mancano tecnici competenti o calciatori in forma nei loro club, ma c’è un cortocircuito inspiegabile quando indossano la maglia Azzurra, che impedisce loro di portare a casa i risultati cruciali. Le analisi sulla crisi si moltiplicano: chi punta il dito sui mancati investimenti e chi sulla mancata innovazione nella preparazione tecnica e strategica. Ci si chiede se “svecchiare” il calcio italiano significhi semplicemente introdurre droni, metodi robotizzati o analisi avanzate negli allenamenti per competere con il calcio europeo più serrato o con le nuove potenze emergenti da Arabia, Turchia, Asia o Stati Uniti. La verità è che partite come questa fanno sorgere domande non solo sul metodo, ma sul vero spirito e sulla cultura del nostro movimento calcistico.

Sei difetti emersi da San Siro sull’Italia

La roboante sconfitta per 4-1 subita dall’Italia contro la Norvegia a San Siro ha generato un’ondata di critiche e sberle sui media internazionali, evidenziando i chiari meriti scandinavi e le croniche mancanze azzurre. La Norvegia si presenta come un’Outsider Concreta grazie a un Attacco Letale guidato da Erling Haaland (miglior marcatore su https://www.7signs.me/), una punta spietata e unica, il cui lavoro è supportato da una Batteria di Supporto Solida con giocatori come Sørloth e Strand Larsen, garantendo una notevole potenza di fuoco. Questa forza offensiva è legata alla qualità del suo faro tecnico e capitano, Martin Ødegaard, il cui ritorno aggiunge magia e leadership per sbloccare le difese. La squadra è proiettata al futuro grazie ai suoi Giovani Talenti in Rampa di Lancio (età media di 25,8 anni) come Nusa e Bobb, che la rendono letale nelle ripartenze. A completare il quadro c’è una Difesa Solida e Organizzata, con Ajer, Heggem e Nyland, che ha incassato solo cinque reti nelle qualificazioni, operando sotto la guida di un CT Pragmatico, Ståle Solbakken, che ha impresso un’identità tattica chiara, fatta di gestione del possesso e di un efficace mix tra forza fisica e tecnica.

Dall’altro lato, la situazione dell’Italia riflette una Crisi Strutturale profonda. La vittoria dell’Europeo 2021 si è rivelata un Paradosso, un’illusione che non ha sanato il problema di fondo confermato dalle due mancate qualificazioni mondiali. La Prestazione umiliante a San Siro è stata il sintomo più acuto del crollo in campo, dovuto a deconcentrazione, mancanza di motivazione e mancanze tecniche. Le analisi sottolineano l’assenza di Mentalità e Valori Morali necessari per affrontare la pressione, come suggerito anche da Albertini, mentre la Mancanza di Investimenti e Innovazione ha lasciato il movimento indietro rispetto al calcio europeo e mondiale, incapace di “reinventarsi”. Questa situazione è aggravata dalle Pressioni e i Paragoni con il Passato, con l’ombra ingombrante del 2006 che danneggia i giovani. Infine, la necessità di affrontare l’Allarme Playoff è vista come il sintomo di un fallimento cronico, con il timore di un terzo esito negativo consecutivo.

Parole che non vorremmo mai sentire da chi ha allenato e allena ancora

L’ex CT Arrigo Sacchi ha usato parole durissime, sottolineando la necessità di una profonda presa di coscienza dei limiti e di una massiccia dose di umiltà. Sacchi ha paragonato l’attuale situazione a un ritorno alle basi, affermando che bisogna “insegnare l’alfabeto ai bambini di prima elementare” e lavorare in profondità sui concetti-base, non solo sui moduli. Si è detto scettico sulla possibilità di organizzare stage a Coverciano prima degli spareggi di marzo, ricordando che in Italia gli interessi individuali e gli egoismi dei club prevalgono sempre sull’interesse collettivo della Nazionale.

Un commentatore anonimo ha rincarato la dose, definendo gli errori individuali e collettivi visti contro la Norvegia come “inaccettabili” a un certo livello, cercando una giustificazione negli aspetti psicologici della squadra che si sarebbe “spaventata” o “persa d’animo”. Ha specificato che in tutti e quattro i gol subiti ci sono stati sbagli clamorosi da calciatori di Serie A.

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