Manchester City nel baratro: Guardiola a rischio, stagione da dimenticare

Una caduta che nessuno aveva previsto davvero

Guarda, ci sono stagioni che finiscono male e poi ci sono stagioni che crollano in modo così totale da lasciare tutti senza parole. Il Manchester City di quest’anno appartiene decisamente alla seconda categoria, e non è una cosa che si dice tanto per fare effetto. Parliamo di una squadra che negli ultimi anni ha ridefinito il concetto stesso di dominio nel calcio inglese, una macchina quasi perfetta costruita mattone per mattone da Pep Guardiola nel corso di quasi un decennio. E adesso eccola lì, a fare i conti con una realtà completamente diversa.

La stagione si è chiusa senza Premier League e senza FA Cup. Zero titoli, praticamente. Per un club abituato a vincere in modo sistematico e quasi noioso, questa è una débâcle difficile da digerire, sia internamente che agli occhi del mondo.

I numeri che raccontano il disastro

Non serve essere analisti tattici per capire cosa è andato storto, basta guardare i dati. Il City ha accumulato una serie di risultati negativi in campionato che non si vedevano da anni, perdendo punti in partite che sulla carta avrebbe dovuto vincere con relativa tranquillità. La Premier è andata ad altri, e la FA Cup, competizione storica a cui i Citizens tenevano come possibile ancora di salvezza per non chiudere la stagione a mani completamente vuote, è sfumata anche quella.

Beh, diciamolo chiaramente: quando una squadra con quel budget, con quella rosa, con quella struttura tecnica finisce così, qualcosa di strutturale non ha funzionato. Non è sfortuna, non è un caso isolato. È un problema più profondo.

Guardiola: rimane o no?

E qui viene la parte più interessante, quella di cui tutti parlano nei bar, nelle redazioni sportive, sui social. Pep Guardiola resta sulla panchina del City? La domanda circola con insistenza crescente, e non è campata in aria. Il tecnico catalano ha un contratto, questo è noto, ma il calcio sa essere brutale e i contratti a volte contano meno di quanto sembri quando i risultati smettono di arrivare.

Guardiola stesso, nelle interviste di fine stagione, ha usato toni che non trasudavano la solita certezza granitica. Parole più sfumate, riflessioni più aperte, quasi come se anche lui stesse valutando il da farsi con calma. Credo che la situazione sia genuinamente in bilico, e che le prossime settimane diranno molto sul futuro della panchina più discussa d’Inghilterra. Magari resta e rilancia, magari no. Entrambe le ipotesi sono sul tavolo con uguale peso specifico in questo momento.

La rosa invecchiata e il mercato che verrà

C’è un tema che va oltre Guardiola, però, ed è quello della rosa che negli anni si è inevitabilmente invecchiata in alcuni reparti chiave. Giocatori che erano il motore del City dominante di tre, quattro anni fa adesso hanno qualche anno in più sulle gambe, qualche infortunio di troppo nella storia recente, qualche scatto in meno rispetto ai tempi d’oro. È fisiologico, succede a tutti i club, ma il City ha forse tardato un po’ nel rinnovare con la stessa qualità con cui aveva costruito. Il mercato estivo sarà quindi cruciale in modo quasi esistenziale per capire le ambizioni reali del club per la prossima stagione.

Proprio sul fronte del mercato si muovono anche altre big europee, e per restare in Serie A, c’è chi pensa a colpi interessanti come Kessié come possibile rinforzo per la Roma a centrocampo, a dimostrazione che l’estate calcistica si preannuncia movimentata su ogni fronte, dalle Premier alle nostre latitudini. Se vuoi seguire queste evoluzioni di mercato anche in ottica scommesse, su https://rabona.com.co/ trovi aggiornamenti e strumenti utili per orientarti nel mondo delle quote sportive.

Cosa succede adesso

Quindi ci ritroviamo davanti a un City che deve reinventarsi, in qualche modo. Non da zero, perché la struttura rimane solida e il progetto ha basi profonde. Ma da una posizione di debolezza relativa che non si vedeva da tempo, con domande aperte sulla guida tecnica, sulla rosa, sulla direzione sportiva. E queste domande, a differenza di qualche anno fa, non hanno risposte scontate. Forse è proprio questo il segnale più netto che qualcosa è cambiato davvero nell’universo City.

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